Homeschooling: una scelta possibile

Nel momento in cui molte famiglie sono chiamate a scegliere la scuola, ci sono alcune famiglie (poche in Italia, ma è un fenomeno che si sta diffondendo) che fanno una scelta diversa: l’homeschooling. 

Il primo muro da abbattere è sicuramente quello del pensare che la scuola sia un obbligo, la legge italiana infatti non dice questo. Il secondo è quello di pensare di non essere insegnanti e quindi non essere in grado di passare i giusti contenuti ai nostri figli.. anche per questo, l’homeschooling ha mille sfaccettature diverse che Brigida, mamma di due bimbi di 7 e 5 anni, mi ha raccontato.

Da dove nasce l’idea di non mandare i figli in una scuola tradizionale?

Nasce dal desiderio di rispettare i tempi e i bisogni dei nostri bambini. Ad esempio non essere costretti ad alzarsi molto presto tutte le mattine, dover stare molte ore seduti a un banco e in un luogo chiuso, avere poco tempo per giocare e coltivare i propri interessi. Preferiamo dare ai nostri figli la possibilità di apprendere in modo naturale dalla vita quotidiana, offrendo loro diversi stimoli e occasioni, rispettando i loro tempi e le loro passioni. Non andando a scuola hanno la possibilità di stare molto tempo all’aria aperta, di frequentare diverse persone di varie età, di vivere giornate ognuna diversa dalle altre. Ne giova tutta la famiglia, che ha la possibilità di stare insieme sempre, o quasi, e non solo nei ritagli di tempo lasciati liberi da tutto il resto. Inoltre non ci piace il sistema di premi-punizioni-voti che si utilizza nella scuola: desideriamo che i nostri figli coltivino il piacere di imparare per se stessi, non per dover dimostrare a qualcuno cosa sanno e per essere giudicati con un voto. Premiare o punire sono tipici del comportamentismo, che non condividiamo.

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Se una famiglia inizia il percorso di homeschooling, fino a quando deve/può portarlo avanti? Può interromperlo a favore di un’educazione tradizionale? Ci sono esami esterni periodici?

Si può fare homeschooling anche per sempre se lo si desidera, la scuola non è mai obbligatoria, l’istruzione lo è ma non la scolarizzazione, anche se, dal 2018, alla fine di ogni anno scolastico i bambini sono chiamati a sostenere un piccolo esame.
In Italia per frequentare l’università è necessario avere il diploma di scuola superiore: se un ragazzo vuole iscriversi all’università dovrà quindi prima sostenere l’esame di terza media e quello di maturità da privatista. Altri esami non servono. All’estero invece ci sono molte università, anche prestigiose, che accolgono di buon grado gli homeschoolers, senza bisogno di alcun titolo di studio precedente, anche a un’età inferiore rispetto a quella in cui si inizia l’università in Italia.
L’educazione parentale si può iniziare in qualsiasi momento e allo stesso modo la si può interrompere in qualsiasi momento. Se a un certo punto si vuole rientrare nel percorso scolastico tradizionale è sufficiente sostenere l’esame di ammissione alla classe corrispondente la propria età.

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I bambini che imparano a casa, non sentono la mancanza dell’ambiente scolastico? (compagni più o meno simpatici, compiti da fare insieme, festicciole di compleanno…)

No, almeno i miei e molti altri bambini che conosco non ne sentono affatto la mancanza, anzi! I bambini che imparano dalla vita quotidiana (certamente non solo in casa ma anche attraverso visite a mostre e musei, laboratori, corsi, viaggi e attività varie) hanno a che fare anche loro con diversi altri bambini e adulti, hanno amici e hanno in più, cosa ormai molto rara anche per gli adulti oltre che per i bambini, la possibilità di scegliere come gestire il proprio tempo, nel rispetto dei bisogni di tutta la famiglia.

Esistono ricerche che confrontino i risultati ottenuti da bambini che hanno frequentato la scuola tradizionale e la scuola a casa?

Non so se esistano veri e propri studi. Ho sentito di esperienze di bambini e ragazzi che hanno ricevuto i complimenti dagli insegnanti quando hanno sostenuto gli esami perché molto preparati, così come esperienze di chi a un certo punto si è reinserito nella scuola tradizionale senza difficoltà.
Per quanto mi riguarda non ha molto senso fare confronti sui risultati. Io e mio marito non abbiamo fatto questa scelta per avere migliori risultati rispetto ai bambini che vanno a scuola, per noi conta molto di più il rispetto dei tempi dei nostri bambini e la loro felicità già oggi, non solo in futuro. Chi fa educazione parentale può o meno seguire i programmi scolastici. Molti, tra cui noi, non lo fanno, per cui non ha senso fare paragoni. Un homeschooler può imparare a 7 anni cose che nella scuola tradizionale imparano a 9 o viceversa.

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Immaginando che tu, come hometeacher, evidentemente enfatizzi i pro della scelta, quali sono invece i “contro”? Quali difficoltà incontrano i genitori? E i bambini?

Io non sono l’insegnante dei miei figli, sono e resto la loro mamma. Il mio compito è accompagnarli nel loro personale percorso di crescita, di scoperta e di apprendimento. Per fare homeschooling occorre avere tanta fiducia nelle capacità dei bambini, saper attendere senza ansia che arrivino ad apprendere le cose quando loro sono pronti e interessati ad apprenderle e non quando la società ha deciso che tutti debbano impararle, saper farsi scivolare di dosso i giudizi e le critiche di chi non conosce questa possibilità, avere il desiderio di trascorrere tanto tempo (praticamente tutto o quasi il proprio tempo) con i propri figli anziché delegarne la cura e l’istruzione ad altri, rivedere le priorità della propria vita e riaggiustarla di conseguenza con le relative scelte che questo comporta. Non tutti i genitori sono disposti a fare tutto questo, l’homeschooling non è per tutti, deve essere una scelta consapevole e ben radicata nella coppia dei genitori. Per i bambini non vedo particolari difficoltà. Molte famiglie homeschooler sono in contatto con altre famiglie che hanno fatto la stessa scelta e si ritrovano per condividere insieme attività, gite, laboratori, esperienze ludiche e di apprendimento.

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Come può un genitore senza specifica preparazione di insegnamento essere in grado di insegnare?

Il genitore non diventa insegnante, rimane genitore e guida. In realtà bisogna un po’ ribaltare il concetto di apprendimento. I bambini non sono vasi vuoti da riempire di nozioni, sanno imparare (e hanno una naturale spinta all’apprendimento se questa non viene soffocata da sovrastrutture, fretta e ansie da prestazione) da soli tutto quello che a loro interessa e occorre imparare. I bambini chiedono, sono curiosi, hanno voglia di sapere. Compito dei genitori è offrire stimoli, opportunità, materiale di qualità e soprattutto cogliere le curiosità e le domande dei propri figli come occasioni per approfondire insieme le varie tematiche che di volta in volta i bambini pongono. Non occorre essere onniscienti, se non si sa una risposta si può andare insieme a cercarla e a studiarla. In questo modo si insegnerà ai figli come imparare a imparare (cosa a mio avviso più importante che trasmettere nozioni), come ricercare da sé le risposte alle proprie domande. Inoltre se un bambino/ragazzo ha particolare desiderio di approfondire qualcosa di cui il genitore è totalmente digiuno ci si può far supportare da persone più esperte in quel campo (amici, parenti o professionisti che siano).

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Come ultima domanda, infine, raccontaci la tua esperienza positiva: siamo curiosissime..

Noi abbiamo due bambini di quasi 7 e quasi 5 anni non scolarizzati. Siamo felici e convinti della nostra scelta. Abbiamo organizzato la nostra vita familiare e lavorativa in modo da poter seguire al meglio i nostri figli, non abbiamo alcun supporto/aiuto da altri (né nonni né altri). Due giorni a settimana io e i bambini frequentiamo una scuoletta libertaria (gestita da un’associazione culturale ed educativa) dove ci sono una ventina di bambini con cui giocare e fare alcune attività di apprendimento. Altri due giorni a settimana ci troviamo con altre famiglie homeschoolers della nostra zona e insieme organizziamo gite, giochi, giornate all’aria aperta, laboratori vari, ecc. Per il resto ci organizziamo autonomamente. Ogni tanto seguiamo il papà in giro per l’Italia nelle sue trasferte di lavoro. In più i bambini fanno entrambi un corso di musica e dei corsi sportivi.