Perché i bambini vogliono il ciuccio?

Dopo la classica domanda “ciuccio si o ciuccio no?”, credo che questa sia la più gettonata: “perché i bambini vogliono il ciuccio?”

Personalmente, prima di scegliere se fare o meno una cosa, sopratutto quando si parla di bambini piccoli, provo sempre a chiedermi il perché.

succhietto ultra soft avent

Cominciamo con il dire che la storia del ciuccio è piuttosto antica: se ne ha una prima raffigurazione (più che altro di un suo antenato) in un dipinto del 1506, la “Madonna con Bambino” di Albrecht Dürer, dove il Bambino tiene in mano un sacchettino fatto con uno straccio. Questo sacchetto, che svolgeva la funzione dell’odierno ciuccio, poteva racchiudere alimenti dolci o di altro tipo (pane, pesce, carne), a seconda del paese in cui ci si trovava. Talvolta veniva imbevuto di vino o preparati a base di oppio per sedare i bambini. Oltre al fatto che i bambini spesso venivano intossicati da queste sostanze, possiamo finalmente capire da dove arriva l’abitudine della bis nonna di pucciare il ciuccio nello zucchero per “farlo abituare”. Il ciuccio della forma classica, nota anche oggi, risale invece alla metà del 19° secolo e si fabbricò con la gomma. 

Perché vi racconto questo? Perché il ciuccio risponde ad un bisogno del bambino da almeno 600 anni, non è un vezzo delle ultime generazioni.

ciuccio

Solo nella storia personale della diade mamma – bambino si può trovare la risposta giusta alla domanda “posso dare il ciuccio al mio bambino?”. Nella storia di ogni diade, che è diversa e unica.

Non dimentichiamoci che la suzione, in sé, è il primo istinto di sopravvivenza. Succhiare è un bisogno ancestrale, un movimento ritmato e istintivo, scritto nel nostro DNA, che raggiunge la sua massima funzionalità dopo la nascita, trasformandosi da semplice riflesso, legato all’esercizio del poppare, in un comportamento complesso, carico di valenze affettive. Per un bambino, il succhiare non ha solo valenza nutritiva, ma anche affettiva, consolatoria, di riavvicinamento, di unione.

ciuccio avent

La scienza ha misurato benefici e rischi (potenziali) verso il ciuccio, eccoli:

Benefici potenziali del ciuccio

  • mantiene la durata dell’allattamento al seno se dato ai prematuri e ai bambini dopo il 1° mese,
  • diminuisce il rischio di SIDS,
  • aiuta a calmare i bambini quando piangono,
  • aiuta il prematuro nella maturazione neurologica.

Rischi potenziali del ciuccio

  • può causare disallineamenti dentali se l’uso viene prolungato,
  • può diminuire l’allattamento se si da il ciuccio nel 1° mese di vita,
  • alto rischio di otite media specialmente dopo il primo anno di età.

Il ciuccio non deve sostituirsi neppure per un attimo al seno materno, il suo valore è quello di colmare il bisogno legato alla suzione non nutritiva, quando (e se) la mamma non può (o non vuole) assolvere questo compito.

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Con Nicolò ho usato il ciuccio quasi da subito, nonostante lo allattassi. Non avevo capito questa cosa della “suzione non nutritiva” dell’allattamento e quindi ho lasciato che altro colmasse questo suo bisogno. Ed è stato perfetto così, non ero pronta ad essere il perno del suo tutto, inebetita e frastornata da questa nuova (seppur desideratissima) condizione di mamma.

Con Giacomo è stato diverso, ero più pronta e disponibile: come aveva detto tempo prima una mia amica, la mia vita se l’era già portata via il primo figlio, fare spazio ad un altro bambino è stato più facile. E così, con lui, sono stata il suo tutto: il seno era sempre a sua disposizione e lui era un bambino che adorava stare li a ciucciare, ogni scusa era buona per una piccola pausa relax tra le braccia della mamma. Lui non ha mai voluto il ciuccio e io non l’ho mai forzato, sono stata a casa fin oltre il suo primo anno di vita e questo di certo ha aiutato.

E Margherita? Lei è una tipetta dal carattere deciso e solo ora, che ha 9 mesi abbondanti, comincia a scegliere il seno come pausa relax. Fino a poco tempo fa ero relegata al ruolo di dispenser di latte e consolazione notturna, difficilmente durante il giorno cercava il seno per altro che non fosse mangiare, ora pian piano mi accorgo che mi cerca anche solo per un momento di coccola (e non vi nego che sono i momenti che preferisco!). Il ciuccio lo usa con la nonna, quando deve addormentarsi. Lo tiene in mano, se lo rigira, lo mordicchia, lo ciuccia un po’ e prima di crollare addormentata lo lancia via (ve l’ho detto che è un personaggio, no?).

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Tra i vari modelli disponibili, quello che preferisce è il succhietto UltraSoft di Philips Avent che ho avuto la possibilità di testare grazie a FATTORE MAMMA.

Il succhietto UltraSoft di Philips Avent è dotato di uno scudo ultra morbido e flessibile che segue le curve naturali del viso di Margherita, riducendo i segni e le irritazioni (cosa pregevole, visto quanto è morbidella..). La tettarella è ortodontica, simmetrica, morbida, in silicone per favorire uno sviluppo del cavo orale naturale. Il succhietto ultra soft Philips Avent, venduto in confezioni da due pezzi, è dotato di un pratico contenitore per la sterilizzazione (in microonde) e il trasporto.

Inoltre, il succhietto UltraSoft di Philips Avent ha ottenuto il bollino “Consigliato dalle mamme di FattoreMamma: su 104 mamme che hanno testato il prodotto, il 96,15% ha risposto in modo affermativo alla domanda “consiglieresti il prodotto ad un’altra mamma?”.

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Quando un genitore decide di dare il ciuccio al proprio bambino, è importante che cerchi di rispettare alcune regole:

  • usare il ciuccio dopo la 4° settimana di vita quando l’allattamento si è già rafforzato,
  • non forzare il bambino all’uso del ciuccio,
  • usare il ciuccio possibilmente solo la notte,
  • se durante la notte il bambino perde il ciuccio non rimetterglielo,
  • levare il ciuccio alla fine del primo anno di vita.