Armadio dei bambini: come organizzarlo al meglio?

Tra le mille difficoltà della vita a cinque, quella che svetta – almeno per noi – è l’organizzazione. Sopratutto per quanto riguarda l’armadio dei bambini e la quantità di vestiti che ognuno di loro ha.

Non a caso, a casa nostra la più stressata di tutti è la lavatrice, a seguire la cesta dei panni sporchi – insieme a quella dei panni puliti – e in coda c’è chi si occupa del riordino dei vestiti. 

Con Margherita non si può sbagliare: sono piccoli, pieni di bottoncini, strass, paiettes, fiocchetti e perlopiù sulle tonalità del rosa e del viola. Gli altri due, crescendo, hanno sempre più vestiti simili: tra una taglia 6 anni e una taglia 8 anni la differenza è di 15 cm (a volte anche meno), senza contare che, spesso, Giacomo ha indosso i vestiti che, tempo fa, erano stati di Nicolò. Provate voi a chiedere a vostro marito di discriminare quale maglia è di uno e quale dell’altro. Idem per i pantaloni. O hanno un taglio e colore particolari, o li ha scelti lui in un momento di follia in cui si è dato allo shopping per bambini o non ci saranno santi: per lui sono pressoché identici.

Ad accrescere il livello di difficoltà c’è anche il fatto che, spesso, il supereroe dell’uno è anche quello dell’altro. Se uno ha la maglia di Spiderman, vuoi non prenderla anche all’altro? Se uno ha la felpa di Cars, vuoi privare l’altro di tale privilegio? Tranne sulla Paw Patrol, che al momento è considerata troppo “da piccoli” per Nicolò, per il resto quello che ha uno, vuole l’altro.

Quindi, l’unica persona, al momento, che è il grado di capire di chi è il capo d’abbigliamento che ha in mano – e senza (quesi) mai sbagliare! – sono io. Che non è una gran cosa perché così sono sempre io quella che mette a posto tutto.

Come fanno, dunque, le donne con tre figli a sopravvivere?

Avete mai sentito parlare di “Project 333: be more with less“? Il progetto, in realtà, nasce da motivi più virtuosi della mera organizzazione famigliare e mette al centro la questione del rapporto che abbiamo col superfluo all’interno delle nostre vite. 

Ma cosa c’entra questo con i bambini, vi starete chiedendo? C’entra, c’entra, sopratutto se i bambini in questione devono condividere l’armadio della camera e il problema dello spazio “vitale” di ciascuno sia all’ordine del giorno. Il progetto non è perpetuo, ma si rinnova ogni tre mesi (anche perché, lo sappiamo bene, le stagioni cambiano in continuazione e così il tipo di abiti che i nostri bambini indossano).

Ecco dunque i principi cardine di Project 333: be more with less, kid’s edition:

  • cosa: 33 capi includendo l’abbigliamento, i giubbotti e le scarpe;
  • cosa non: di questi 33 elementi non dovete conteggiare l’intimo e l’eventuale divisa scolastica;
  • come: ora, scegliete questi 33 oggetti (se i bambini sono grandicelli, fatelo insieme a loro) e dividete il resto tra: abiti che si possono rivendere (davvero? si, giuro! dopo vi racconto come) e abiti che si possono regalare;
  • cos’altro: considerate che state creando un guardaroba con il quale i vostri bambini dovranno poter vivere, andare a scuola e giocare per ben tre mesi. Ricordate che questo è solo un progetto e non deve implicare sofferenza (perciò non eliminate la maglietta preferita di vostro figlio solo perché è il trentaquattresimo capo, ma trovate insieme un altro capo a cui rinunciare con meno fatica). Se imparate ad applicare questo metodo con costanza, vi assicuro che la cosa diventa piuttosto facile da gestire, sopratutto per quello che riguarda i cambi dell’armadio.

Come abbiamo diviso, in pratica, i vestiti nell’armadio dei bambini?

  • pantaloni / gonne: 5 
  • magliette manica lunga: 5 
  • magliette manica corta: 2 
  • felpe: 5
  • giubbotti: 3
  • completo per lo sport: 2
  • scarpe: 3
  • completo elegante: 2
  • cappello: 2
  • guanti: 2
  • completo da sci: 2

Ovviamente ci sono alcune cose che sono modificabili, a seconda della stagione: ad esempio in estate avranno più magliette a maniche corte, mentre quelle a maniche lunghe saranno meno. E avranno anche meno felpe, che potrebbero lasciare spazio a qualche maglietta a maniche corte in più, visto che il tempo che passano a rotolarsi nell’erba e quindi sporcarsi è decisamente maggiore che in inverno. Così come i guanti e il completo da sci cederanno il passo, verosimilmente a 4 costumi. 

Siccome noi non siamo tipi da camicia e maglioncino o collant e vestitino alla domenica, ho tenuto gli abiti eleganti in una lista a parte, proprio perché i bambini li usano davvero 4 volte all’anno e solitamente sono proprio anche messi in un angolo a parte dell’armadio. 

Idem per lo sport: ho considerato il completo da piscina (costume, ciabatte, accappatoio e cuffia) come a parte, perché viene usato solo e soltanto per quello. Così come la tuta che usata per atletica.

E tutto quello che avanza?

Facile! Prima di tutto va fatta la dovuta cernita tra gli abiti che non sono più in condizione di essere messi da altri bambini, abiti che val la pena di regalare ad amici e conoscenti perché ancora in buono stato ma ormai piccoli (o superflui!) per noi e abiti che si possono rivendere.

Per gli abiti che si possono rivendere, noi siamo sempre andati a portarli da BabyBazar, il più grande network di mamme dedicato al mondo dell’usato e dove poter trovare oggetti di seconda mano ma mai di seconda scelta (per questo è importante fare una cernita prima!). BabyBazar non è soltanto un negozio dell’usato ma un punto di riferimento per tutte quelle mamme dalla forte coscienza ecologica.

In realtà da Babybazar noi non ci portano solo i vestiti, ma anche tutti quegli oggetti che hanno accompagnato la crescita dei bambini ma che sono diventati ormai troppo piccoli oppure superflui. Ci abbiamo portato il trio, il box, il seggiolone, alcuni giochi che non usavano più.. insomma, tutto può essere venduto tramite Baby Bazar, avendo la sicurezza della tracciabilità della vendita.

Il prossimo appuntamento presso Babybazar sarà questo venerdì, a breve vi racconterò come è andata!

Post in collaborazione con BabyBazar