Lasciamoli litigare!

Il contatto costante con i propri bambini, in questo periodo di vacanza, ci mette inevitabilmente davanti a scenari costellati da liti continue: per chi ha preso per primo il gioco, per chi vuole per primo il pezzo si pizza, per chi ha scelto il libro da leggere… ci sono giorni in cui pare che i bambini non facciano altro che litigare e, ammettiamolo, la cosa è piuttosto fastidiosa.

Vedere i nostri bambini che litigano non ci piace: ci hanno insegnato fin da piccoli che litigare non va bene, in generale nella vita tendiamo ad evitare il più possibile le discussioni, predichiamo pace e armonia.. e loro ci scompigliano tutti i piani! Noi, in cuor nostro, vorremmo crescere una generazione senza bisticci.

E già, perché alla fine, il fatto che i bambini litighino, per noi è un fastidio: vorremmo vederli sempre felici e sorridenti, giocare in armonia con il fratello (ma voi con vostro marito non ci litigare mai?), vorremmo vederli capaci di cedere sempre un pezzetto del proprio dolce senza fare storie (ma voi, l’ultimo pezzo di cioccolato, lo cedete davvero davvero volentieri?), vorremmo vederli andare d’accordo con tutti, indistintamente (ma a voi, i colleghi, stanno tutti simpatici?). Invece, per i bambini litigare è fisiologico, un vero e proprio meccanismo naturale, funzionale per la crescita e per lo sviluppo.

Litigare, invece, fa bene. Non lo dico io, lo dicono gli esperti, tra cui Daniele Novara, che sul conflitto ci ha aperto persino una scuola: “La tendenza è quella di anestetizzare i bambini, addomesticare le loro emozioni, invece è arrivato il momento di dai voce ai loro vissuti, togliendo l’adulto come soggetto giudicante: “chi è stato?”, “chi ha iniziato per primo?”, “chi ha torto o chi ha ragione?” sono domande che non hanno senso, tendono solo a colpevolizzare, non portano a nulla. Bisogna offrire ai più piccoli gli strumenti per trasformare il conflitto in risorsa“.

Se ci pensate bene, quando due bambini litigano le azioni che tendiamo mediamente a fare sono due:

  • dire loro di smetterla di litigare e cercare un accordo (a volte senza nemmeno conoscere fino in fondo il motivo della discussione);
  • fare da pacere (magari anche non richiesto), distribuendo meriti e colpe o, peggio, togliendo l’oggetto conteso così da togliere in modo definitivo l’oggetto che ha generato il conflitto.

Ma, a livello educativo, abbiamo davvero fatto qualcosa di utile? Abbiamo insegnato ai bambini a gestire il conflitto o abbiamo semplicemente messo a tacere il fastidio delle loro urla di sottofondo?

Insegnare a litigare, ma anche solo accettare che i bambini litighino non è facile. Spesso poi, nella lite, i bambini non cercano un vero vincitore o la ragione assoluta, ma un modo per confrontarsi, per crescere, per interagire con gli altri bambini. Non dobbiamo mai dimenticare che ogni giorno, per i nostri bambini, il mondo e le relazioni sono una scoperta: a differenza dell’adulto, il bambino non riflette né prima né dopo l’accaduto, ma agisce impulsivamente, senza troppi filtri e ciò prosegue fino agli 11/12 anni. I bambini, infatti, hanno un’abilità innata nel far pace. Prima dei sei anni, inoltre, a causa dell’assenza del pensiero reversibile, i bambini non possono provare vendetta e rancore. Dunque, i litigi tra bambini si esauriscono nel giro di pochi minuti. Per questi motivi, forse è più corretto parlare di bisticci, più che di veri e propri conflitti.

Cosa possiamo fare noi, per aiutare i nostri bambini a “litigare meglio”?

  • prima di tutto: lasciarli litigare e stare semplicemente ad osservare come vanno le cose, senza giudicare. Per quanto difficile, non dovete intervenire. Lasciate che i bambini trovino da soli (monitorando eventualmente che non si facciano male) le loro soluzioni ed entrate nel litigio solo quando siete stati chiamati in causa
  • anche se chiamati in soccorso: non offrite soluzioni! nonostante vi abbiano chiamato a fare da pacere, non vogliono una soluzione, ma un aiuto per trovarla. Recentemente, proprio Daniele Novara, suggeriva di istituire un “angolo del conflitto” in cui mettere i due bambini, uno di fronte all’altro, in un punto diverso da quello del litigio, più riparato e calmo, per cercare una soluzione: lasciate in questo contesto, ad ogni bambino, la possibilità di raccontare il proprio punto di vista, fino alla fine. E poi, domandate ad entrambi, quale soluzione pensano che si possa adottare per risolvere la situazione, senza offrire voi una soluzione calata dall’alto e quindi – non per forza – adatta a loro. Vi assicuro che i bambini sapranno stupirvi!

E’ importante ricordare sempre che i litigi tra bambini non vanno repressi. E’ da questi che nascono il confronto, la mediazione e la condivisione. I conflitti tra bambini non devono essere eliminati, ma si devono imparare a gestire.

Un bambino che ha avuto modo di sperimentare i litigi e che ha imparato a gestirli, infatti, ha maggior probabilità di diventare un adulto in grado di affrontare le frustrazioni e le difficoltà in maniera costruttiva.