La gita di classe

La gita di classe genera una quota di entusiasmo nei bambini che non ha pari. Se non fosse che fa il paio con la contrapposta ansia che si genera nelle madri.

A 2 settimane dalla gita parte il solito volano di domande nella chat di whatsapp: si sa qualcosa sull’orario di partenza? E quello di arrivo? Il meteo? Portano i panini? Ma solo il pranzo o anche la merenda?

Il tutto inframezzato dai commenti più disparati: il mio soffre il pullman, quasi quasi non lo mando, voi che dite? Gita? Quale gita? Ma di solito non la fanno a maggio? Ma c’è da pagare o abbiamo già pagato? Dove vanno? Ma se fa brutto, la gita salta?

bambini in gita scolastica

A 7 giorni dalla partenza, in assenza di risposte certe da parte del corpo insegnati il rappresentante di classe si fa forza, crea una lista di domande possibili e la sottopone alle insegnati tramite l’apposita chat. Da quel momento mette il telefono in un cassetto e attende paziente che una delle insegnanti del gruppo risponda. A seconda di chi legge per primo, avrà una risposta più o educata, più o meno completa, più o meno approfondita: la roulette russa è di gran lunga meno stressante, ve lo assicuro.

A seconda di chi ha risposto, la suddetta rappresentante farà 3 cose diverse:

  • schiaccerà il tasto inoltra e lo invierà in chat, con un sorriso soddisfatto in volto;
  • farà copia incolla delle risposta e colmerà i vuoti con risposte di fantasia ma pur sempre plausibili;
  • prenderà una sana dose di ansiolitici perché come al solito le ha risposto la maestra sbagliata, sbeffeggiandola in chat.

A 3 giorni dalla partenza, scatta la questione meteo abbinata al vestiario: ho visto che tra le 12 e le 12.15 c’è il 33% di possibilità di lievi rovesci, pensavo di mettere al mio bambino gli stivaletti della pioggia, voi che dite? Visto che vanno in alpeggio a fare il formaggio, meglio mettergli gli scarponcini da trekking per il tratto tra il pullman e l’alpeggio? Nel pomeriggio ho visto che le temperature raggiungeranno un picco massimo di 21°C, voi gli mettete la maglietta a maniche corte o lunghe?

La mattina della gita è l’unica mattina dell’anno in cui i bambini si svegliano all’istante, sono pronti in 5 minuti, non fanno un capriccio che sia uno, rispondo con gentilezza a tutte le domande, mandano baci e abbracci ai fratelli manco stessero partendo per una missione nello spazio.

Una volta arrivati al ritrovo corrono dai compagni e da quel momento in poi fingono di non conoscervi. Ogni tanto si girano per controllare se siete ancora lì e se vi trovano alzano gli occhi al cielo, scuotono la testa e vanno avanti a parlare fitto con i loro amici. Se ci fosse un misuratore di adrenalina nell’aria, andrebbe fuori scala nel giro di pochi secondi.

Noi genitori, in un angolo, ci confrontiamo su cosa abbiamo messo nello zaino, ci scambiamo le app più affidabili per controllare le previsioni meteo della giornata, condividiamo trucchi e segreti per gestire al meglio l’ansia, controlliamo il percorso di andata e ritorno e come sibille cerchiamo di prevedere quanto traffico troveranno per ogni tratta.

Dal quando il pullman ci sfreccia davanti a quando i nostri figli rientreranno a casa il nostro telefono riceverà una quantità tale di notifiche che quello della Ferragni in confronto è muto: ogni istante sarà immortalato dalle maestre e inoltrato alla chat, e ogni genitore, per ogni foto scriverà un commento, nella gamma compreso tra “wow” e “che bello”, passando per ogni sfumatura di emoji possibile.

Alla fine della giornata avremo visto così tanti filmini e foto che saremo noi a raccontare ai nostri figli che cosa hanno fatto in gita.