Sfide quotidiane per genitori

Me lo dicevano tutti: bambini piccoli, problemi piccoli. Bambini grandi, problemi grandi.

E io, al primo figlio, pensavo: “ma va’! Il difficile è oggi, che questo ranocchio ha pochi giorni/mesi e non si capisce mai che cosa voglia! Poi sarà una passeggiata!”.

Poi gli anni sono passati, il numero di bambini aumentato, e i problemi ingigantiti. Tant’è che quando è nata Margherita ho perfino pensato “ah, per un po’ mi concentro di nuovo sulle coliche e sulle cacche megagalattiche che superano ogni contenimento del pannolino e il resto lo lascio andare per la sua strada”.

gina barilla blog

Ma ormai la fase idilliaca l’abbiamo superata da un pezzo e Margherita, dall’alto del suo anno e mezzo, sta mettendo tutti alla prova, me per prima: sono giorni che me la rimetterei volentieri in pancia, almeno qualche ora, per fare una pausa. La sua parola preferita – naturalmente dopo “mamma” che ripete circa un milione di volte al giorno – è “mio!”. Valida alternativa del “no!” (e talvolta più efficace), udibile certe volte nella versione “no, no voio!”.
Parliamo poi degli altri due?
Giacomo è nella fase “se quello che dici non mi interessa (o non mi piace) allora fingo di non sentirlo e vado avanti per la mia strada”: avete idea?
Ripetere mille volte le stesse cose, con tono calmo e pacato, cercando di far breccia nelle sue orecchie ma, sopratutto, nelle sue intenzioni affinché faccia ciò che gli viene chiesto. Che lo so che bisogna rispettare i tempi dei bambini, le loro inclinazioni, le loro attitudini, ma la scuola ad una certa ora chiude e se non arrivo in tempo io, le sue inclinazioni e tutta la sarabanda possiamo serenamente tornare a casa che tanto non ci fanno più entrare. Così finisce che urlo e lui si scombussola, io lo vedo che salta in aria, che si frantuma ogni volta che alzo la voce ma certe volte non so proprio più che pesci prendere.
Nicolò, da quando è nato è nella fase dell’affermazione del sé: quindi tutto è no, non adesso, non così, lo faccio diverso, ma io volevo un’altra cosa, ma così non mi piace, non voglio, non lo accetto. Che si scontra con il volere le stesse attenzioni degli altri, gli stessi piccoli privilegi fatti di inezie come il farsi ancora mettere le scarpe o vestire. Che a 6 anni, alto e pesante come lui un po’ stride, ecco. Sopratutto quando non collabora perché fa il finto piccolo e io mi ritrovo 25 kg di sacco di patate da gestire e una tabella di marcia serrata da rispettare per mettere tutti fuori di casa (o dentro al letto, dipende dal momento della giornata in cui ci si trova) entro un certo orario. Il nervoso sale facile, sopratutto se la stanchezza è oltre il limite accettabile.
giochi volandia

Come sopravvivere a tutto questo?

L’unica ricetta che ho trovato valida, in anni di tentativi ed errori, è la “FERENZA”, un po’ fermezza, un po’ pazienza.
A volte più pazienza che fermezza, a volte più fermezza che pazienza.
Il giorno che riesco a distillarlo e imbottigliarlo divento ricca.