Scegliere l’allattamento prolungato

Allattare è un atto prezioso nella relazione tra mamma e bambino, un momento durante il quale avvengono degli scambi comunicativi che vanno oltre il semplice valore nutritivo del latte.

Per molte mamme l’allattamento si ferma ai primi mesi di vita, per altre arriva all’anno, per poche va oltre. Allattare oltre l’anno di vita non è sbagliato, non è sconveniente, non crea danni al bambino, il latte non diventa meno “nutriente”. Anzi. Ma non sono qui per sfatare dei miti, ma per parlare di “allattamento prolungato”, anche se il termine è improprio, perché non esiste nessun limite alla durata dell’allattamento se non quello che scelgono di metterci la mamma e il suo bambino.

Federica è mamma di Achille, 22 mesi e mi ha raccontato la sua esperienza di allattamento, ancora in corso, che vorrebbe portare con lui “a termine“, ovvero finché lei e il suo bimbo avranno voglia di condividere questa esperienza.

22 mesi

Quando aspettavi Achille, ti eri già fatta un’idea sull’allattamento? Le notizie che avevi raccolto si sono rivelate poi sufficienti?

Quando ero incinta non avevo la minima idea di che tipo di madre sarei stata. Lui è arrivato all’improvviso a sconvolgermi la vita e pochissime erano le certezze che mi hanno accompagnata fin dalla gravidanza. Una di queste, però, era proprio l’allattamento.
A dire la verità, sull’allattamento allora non sapevo tutto ciò che ho imparato col tempo, quindi il mio mantra, durante la gravidanza, è sempre stato: “se riuscirò ad allattare, voglio farlo il più a lungo possibile“. Ai tempi ero convinta che “allatti se hai il latte“, ora so che è esattamente il contrario: “se allatti, hai il latte!

Come è andato l’inizio dell’allattamento?

Fortunatamente ho partorito in una clinica che favorisce l’attacco immediato, lo skin to skin, il rooming in, quindi fin dalle prime ore ho potuto dedicarmi al mio cucciolo al 100%. Con un’estrema fiducia nel mio corpo e nella sua nuova veste di madre, ho atteso pazientemente il latte per sei giorni, durante i quali, ovviamente, attaccavo il mio bimbo al seno ai primissimi segnali di fame e mi sinceravo che bagnasse i pannolini. Mi reputo molto fortunata per aver avuto attorno a me soltanto persone competenti, che in nessun modo hanno interferito nel nostro allattamento, nel suo momento più delicato.
allattamento

Quali sono state le maggiori difficoltà?

Non ero fin da subito super-informata, quindi ho dovuto risolvere inizialmente un attacco doloroso, poi un principio di ragadi e infine un ingorgo, esperienza che non auguro al mio peggior nemico! Anche banalmente sgocciolare come un rubinetto vecchio, diciamocelo, non è il massimo del divertimento!
Nulla però che non valesse la pena, con la consapevolezza che ero ancora io, era ancora il mio corpo così come in gravidanza, a far crescere il mio piccolo. Un vero e proprio miracolo della natura, così semplice e complessa insieme.

Quale è stata la parte migliore dell’allattamento?

Essendo il primo figlio, ogni mia minima risorsa di energia era dedicata a lui, a farlo crescere sano e sereno. Ricordo con infinita tenerezza le lunghe ore sul divano, ad allattarlo e poi tenerlo addormentato tra le mie braccia, ma anche le notti in cui mi alzavo per sfamarlo quando si svegliava ogni due ore, prima di scoprire le gioie del cosleeping. Preziosissimi alleati di quei mesi intensi, ai quali dedico menzione d’onore: cuscino da allattamento, bottiglia d’acqua a seguirmi come un’ombra e piccola luce notturna a led perennemente installata in corridoio, per non svegliare il papà né noi in maniera eccessiva e non brancolare nel buio!

cuore a cuore

Spesso si dice di “ascoltare il bambino e non guardare l’orologio” per quanto riguarda le poppate. Come ti senti in merito a questa affermazione?

Una delle poche verità sull’allattamento, che ho scoperto prima che Achille nascesse e che ho attuato fin da subito, è stata l’importanza di non guardare l’orologio ma piuttosto rispondere ai segnali del bambino: ecco che ai primi movimenti della sua boccuccia ero pronta a sfoderare “l’arma”, anche ogni mezz’ora. La possibilità di dedicarmi a lui in maniera esclusiva è stata di grande aiuto, lo ammetto.

A casa come hanno accolto questa tua scelta? Hai trovato sostegno e aiuto? C’è stato qualcosa ti è mancata?

La mia famiglia da sempre appoggia ogni mia scelta nella crescita di Achille, so di potermi definire estremamente fortunata e per questo ringrazio moltissimo il mio prezioso compagno ma anche la mia mamma, nonna sempre presente ma mai invadente. Non riesco nemmeno ad immaginare come avrei gestito emotivamente, soprattutto nei delicati primi mesi, eventuali remate contrarie, ma devo dire che mi ritrovo un caratterino piuttosto deciso, probabilmente avrei messo tutti a tacere!

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Allattamento e rientro al lavoro: come è andata? Hai avuto delle difficoltà?

Il mio rientro al lavoro, dal punto di vista dell’allattamento, non è stato un trauma. Sono rientrata al mio lavoro su turni quando il mio bimbo aveva 10 mesi: era quindi già ampiamente e felicemente (auto)svezzato. La tetta era ovviamente sempre presente quando ero a casa con lui, sopratutto al rientro – un vero e proprio assalto! – ma non ho mai avuto necessità di tirare il latte o di fargli dare altro latte in mia assenza.

La mia storia lavorativa, in seguito, ha preso una piega differente ed ora sono di nuovo a casa ad occuparmi del mio cucciolo d’uomo, al quale non faccio mai mancare una poppata, che sia per fame, per coccola o per consolazione. Ogni piccola o grande fatica è ripagata dal suo enorme sorriso quando si stacca da me e porta il piccolo ditino sulla guancia destra, ruotandolo, come a dirmi “Mamma, che buono!”.

Grazie a Federica per aver condiviso la sua esperienza e.. buon allattamento prolungato a tutte!