La morte raccontata ai bambini

Recentemente siamo andati vedere Coco e, inevitabilmente, il tema della morte è stato al centro dei discorsi dei bambini per qualche giorno. In questa occasione mi sono accorta che, per molti di noi, parlare di morte ai bambini non è mai facile: per un fatto culturale (si tende quasi a negarla) e perché è difficile far capire loro questo senso di “cessazione della vita“.

Io e mio marito, con la morte, ci abbiamo lavorato (e lui ci lavora ancora) a stretto contatto a lungo perciò non fa parte dei nostri “argomenti tabù“: questo in qualche modo ci ha permesso di parlargliene da sempre, dando alla cosa una spiegazione anche piuttosto naturale.

Ho sempre pensato che il messaggio migliore da passare sia che la morte di una persona a noi cara è un evento che ci rende tristi, ma per il quale – ad un certo punto – non se ne può fare a meno.

lutto e bambini

Ciò che ho cercato fin da subito di trasmettere, per qualsiasi evento luttuoso (dalla morte del gatto a quella del vicino di casa), è la sua naturalezza: è una cosa che si vive, si affronta e si accetta. E’ importante per me che i bambini capiscano che chi c’era, ora non c’è più e non ritornerà ma che nel cuore rimarrà con noi. Ho sempre cercato di parlare di questa cosa con semplicità e libertà: la morte non è una cosa da nascondere.

Immaginate cosa può voler dire nascondere la morte di qualcuno: è un evento che pian piano si trasforma in una gigantesca bugia che fa acqua da tutte le parti. Prima succede qualcosa per cui tutti si riuniscono a casa di una persona, per qualche giorno c’è un grande via vai, poi tutto tace quasi improvvisamente. Spariscono tutti: non solo la persona che occupava quella casa ma anche chi lo andava a trovare. Sparisce anche il cane. Il giardino non è più curato, crescono le erbacce. Le persone con cui parli, sopratutto nei primi periodi, ne parlano in continuazione: crediamo davvero che i nostri bambini non abbiano orecchie? Siamo certi che il non affrontare l’argomento sia il miglior modo per passare oltre? Personalmente credo che non affrontare un argomento, qualunque esso sia, sia solo il miglior modo per ingigantirlo a dismisura nella testa dei bambini: cosa sarà mai questa cosa così misteriosa per la quale tutti ne parlano a bassa voce tra di loro e non con noi? 

Della morte, poi, va riconosciuto e lasciato spazio al dolore. Al dolore che proviamo noi, al dolore che possono provare loro. Piangere non è un segno di debolezza, ma è una reazione naturale sopratutto quando siamo molto tristi. Raccontiamo ai nostri figli, con parole a loro comprensibili, il nostro dolore. Come condividiamo la gioia, impariamo a condividere anche la tristezza. 

raccontare la morte ai bambini

Come spiegare la morte ai bambini?

Credo che questa sia una libera scelta di ogni genitore, a seconda del loro pensiero e del loro credo in merito.

Posso dirvi quello che noi abbiamo sempre raccontato loro: alcune volte, quando siamo malati, non riusciamo più a guarire. E se non guariamo, moriamo. Morire vuol dire che il nostro cuore non batte più e non respiriamo più. Perciò non possiamo più rimanere vicino alle persone che ci vogliono bene e dobbiamo andare via, in un posto speciale, lontano: il nostro corpo rimane sulla terra, nel cimitero, ma la nostra anima no, quella va in cielo e si trasforma in una stella. Siccome il viaggio è lungo, prima di partire, ci si saluta. E questo saluto si chiama funerale.
Che salutarsi, per un tempo infinito, rende tutti tristi. E che è normale piangere quando siamo tristi, ma un abbraccio e un sorriso ci renderanno di sicuro meno tristi. Che se vogliamo, quando vogliamo, possiamo parlare con chi non c’è più, che da lassù, dalla stella piccola piccola, ci sente, anche se non risponde. E che delle persone che non ci sono più possiamo parlare sempre, senza problemi, con chi vogliamo.

Sono conscia di aver mescolato fiaba e realtà. Ma non ho fatto altro che intrecciare una parola con l’altra affinché diventassero una coperta calda in cui avvolgere la nostra e la sua tristezza. Ho cercato di allineare le mie parole con ciò che i bimbi sono in grado di comprendere, con immagini che conoscono, con questo enorme e complesso concetto che è il morire, per renderlo meno una cosa lontana e inafferrabile.

libri morte bambini

Quali favole usare per spiegare la morte ai bambini?

Ecco una piccola selezione di testi che possono venire in aiuto:

  • Ranocchio e il merlo (Max Velthuijs): il triste rapporto con la morte che il ranocchio incontrerà di fronte alla fine del merlo. Dopo una prima grande tristezza, ritorna la voglia di giocare. Dai 3/4 anni.
  • Il cerchio della vita (Koos Meinderts & Harrie Jekkers & Piet Grobler): una storia piena di colore per spiegare, in allegria, come ogni esistenza un giorno, inevitabilmente, finirà. Dai 4 anni.
  • L’anatra, la morte e il tulipano (Wolf Elbruch): già da molto tempo l’anatra aveva come un presentimento. ‘Chi sei? E perché mi strisci alle spalle di soppiatto?’ ‘Bene, finalmente ti accorgi di me’ disse la morte. ‘Sono la morte.’ L’anatra si spaventò. Non la si può certo rimproverare per questo. ‘E adesso vieni a prendermi?’. Dai 4/5 anni.
  • Non è facile, piccolo scoiattolo! (Elisa Ramon, Rosa Osuna): lo scoiattolo rosso era triste. Provava una grande malinconia perché la sua mamma era morta e pensava che non sarebbe stato mai più felice. L’argomento va affrontato in un modo gentile e semplice per quanto sia difficile da spiegare. Dai 5 anni.
  • Io e Niente (Kitty Crowther): Lilà ha perso la mamma e si crea un amico immaginario per affrontare il lutto. Una storia di straordinaria intensità, fatta di un amore semplice e profondo che è pura poesia, cioè pura vita. Dai 6 anni.
  • La cometa di Giove (Luisa Staffieri e Tiziana Rinaldi): una storia delicata per parlare ai bambini di un tema importante e spiegare loro che tutti lasciamo una traccia del nostro passaggio, come una scia luminosa che continua a illuminare chi ci ha amato. Dai 7 anni.