Di amore e altri tradimenti

L’estate, si sa, porta con sè nuove avventure e nuovi amori.

Sopratutto se hai (quasi) 5 anni e cominci a capire che tutti i bambini che incontri, potenzialmente, sono dei nuovi compagni di giochi.

Al lago, meta ambita da bionde famigli teutoniche, la barriera linguistica non è stata un problema: per fare nuovi sistemi di drenaggio dell’acqua, dighe, buche e castelli servono fantasia, una paletta e tanta buona volontà. E anche se non si parla la stessa lingua, alla fine ci si intende. E’ successo a me, viaggiatrice fin da neonata, di giocare un po’ con chiunque indipendentemente dalla lingua parlata e ora, sta succedendo anche a loro.

Al parco giochi vicino a casa, poi, le dinamiche si ampliano. Da una parte non c’è il problema della lingua, qui tutti parlano italiano, dall’altra i bambini che frequentano il parco sono sempre gli stessi, perciò, le amicizie in qualche modo si fanno più durature. La partenza è sempre la stessa: osserva gli altri giocare, si avvicina, cerca di entrare nel gioco, si presenta, chiede, chiacchiera. Una volta stabilito il contatto, il più è fatto, da lì in poi si potrà contare su quel bambino per infiniti giochi. E’ successo che per giorni giocasse con la stessa bambina, più grande di un anno. Si davano appuntamento di giorno in giorno e si aspettavano con ansia. A casa mi parlava di lei, di quello che le diceva, di quello che lei gli raccontava, dei giochi che facevano. Quella bambina gli era proprio entrata nel cuore.
Io ammetto di aver un po’ approfittato della situazione, era la leva motivazionale per fargli fare qualunque cosa. Ho goduto di giorni di “spontanea” collaborazione un po’ per tutto e stavo anche prendendoci un certo gusto.



Il piccolo, diventato ormai il medio, dall’alto dei suoi (quasi) 3 anni, invece ha vissuto questa nuova amicizia come un tradimento
: il fratello, il suo punto di riferimento, il suo compagno di giochi, la sua stella polare, il suo aguzzino e il suo confidente non lo degnava più di uno sguardo. Colui che aveva sempre giocato con lui, che aveva sempre condiviso anche gli amici, ora non lo voleva più con lui. Era piccolo, era d’ingombro.

Così, mentre uno era impossibile da portare via dal parco giochi, l’altro non ci voleva più stare. Si aggirava senza meta, di malavoglia, tra un gioco e l’altro. Si avvicinava agli altri bambini senza convinzione, magari provava anche a giocarci ma nulla.. Non erano come il fratello perciò dopo poco se ne andava. Anche il gioco con la mamma e con la nonna non lo rendevano felice. Insomma, un’anima in pena che piuttosto che rimanere lì a soffrire preferiva andare a casa e giocare da solo.


Fino a stamattina. Quando uno ha sperimentato sulla sua pelle la prima grande delusione e l’altro ha ritrovato il suo compagno di giochi preferito. 
Eh già, perché stamattina, senza motivo apparente, lei, la bambina dei sogni di Nicolò, non voleva più giocare con lui. Con fare altezzoso lo ignorava. Poi, con freddezza, gli diceva chiaramente che non voleva giocare con lui. E quando lui chiedeva lumi, lei semplicemente faceva spallucce. Ho visto il suo cuore prima tremare e poi frantumarsi. 

Così, per un momento, uno giaceva quasi esanime da un lato della panchina e l’altro, annoiato già dopo due minuti di permanenza al parco giochi, era a pelle di orso dall’altro lato. Finchè la mamma non ha detto “ma scusate, perché non giocate insieme a questo punto?” E, niente, in un baleno i vecchi equilibri si sono ristabiliti: erano di nuovo cane e gatto, amici e nemici, agonisti e antagonisti come al solito. L’odi et amo quotidiano che i fratelli sperimentano continuamente. Il tutto senza rancore, perché i bambini non lo provano. Uno aveva dimenticato (apparentemente) la delusione d’amore, l’altro il tradimento fraterno in nome della più vecchia e solida alleanza tra consanguinei.