Dermatite atopica: come trattarla al meglio?

Con la solita fortuna che mi ritrovo, due figli su tre hanno un problema di dermatite atopica.

Mentre Margherita lo ha avuto in modo intenso nei primi mesi di vita e ora sembra che pian piano vada scemando, Giacomo, ancora oggi che ha 4 anni, presenta le classiche macchie rossastre e squamose in diverse zone del corpo.

La dermatite atopica è una malattia che colpisce circa il 30% della popolazione ed è stato provato che i bambini che la sviluppano hanno una predisposizione genetica nel farlo, anche se la causa scatenante non è stata ancora determinata (verosimilmente si tratta di una sommatoria di diversi fattori come il freddo, l’eccessiva secchezza cutanea, indumenti sintetici, ecc..).

I bambini affetti da dermatite atopica, inoltre, sono più propensi allo sviluppo di diverse malattie allergiche come l’asma bronchiale, la rinite e la congiuntivite allergica. Insomma, la dermatite spesso è la punta di un grande iceberg di piccoli malanni e fastidi (per somma gioia di Giacomo, il nostro bambino fragilino, che ne ha sempre una).

Come e quando si presenta la dermatite atopica?

Generalmente compare intorno al terzo mese di vita del bambino e va via via diminuendo con il passare degli anni, portando a manifestazioni diverse a seconda della fase di crescita del bambino. Nella maggior parte dei casi si risolve in modo spontaneo entro i 6/7 anni di età, solo in rari casi prosegue fino alla pubertà.

Nel primo anno di vita, solitamente, le lesioni sono “umide” e pruriginose, si manifestano principalmente sul volto con chiazze rosse, in particolare sulle guance. Talvolta il prurito può essere così intenso che il bambino continua a piangere e a sfregare la zona interessata con le manine.

Tra gli 1 e i 5 anni le lesioni si “seccano” e migrano: non sono più localizzate solo in una zona, ma si estendono a braccia, gambe e volto.

Dai 5 anni in poi, le lesioni si presentano principalmente nelle pieghe del gomito e del ginocchio e talvolta nella regione palpebrale. Il prurito è variabile e lo sfregamento porta ad un inspesimento delle lesioni che frequentemente diventano “erose”.

In ogni fase della crescita del bambino, l’andamento della malattia è cronico recidivante, ovvero ci sono delle fasi in cui la malattia non si manifesta, seguite a ruota a fasi in cui la malattia è presente, ma non vi è mai una completa guarigione (fino alla sua naturale scomparsa). Nella la fase cronica (detta anche Fase di remissione) la pelle è molto secca, irritata e screpolata e occorre idratarla quotidianamente. Le fasi acute (o infiammatorie) sono più dolorose e necessitano trattamenti topici per placare l’infiammazione della pelle e alleviare il prurito.

Come si cura la dermatite atopica?

Non esiste una cura efficace per ogni caso, ma è utile un approccio il più possibile personalizzato alla malattia. Sicuramente è necessario effettuare quanto prima una visita da uno specialista, per valutare la “gravità” della malattia e identificare, insieme, un percorso di cura. Nella malattie croniche, infatti, il paziente (o chi se ne prende cura) impara nel tempo a rispondere in modo corretto ad ogni fase della malattia senza consultare ogni volta lo specialista.

La cura specifica, ovviamente, varia a seconda della fase della malattia in cui ci si trova (chiazze arrossate o dello stesso colore della cute sana, umide o secche, ispessite o no). Spesso il medico vi prescriverà, per i casi più gravi, il cortisone in crema e antistaminici: non dimenticate che questi rimedi curano il “sintomo” ovvero la manifestazione esteriore della malattia, non la malattia stessa. Per migliorare la vita al vostro bambino dovrete cercare di trovare la causa scatenante, che può essere davvero varia: noi ad esempio abbiamo notato che le sue chiazze di dermatite aumentano in modo proporzionale allo stress di un determinato momento o in seguito ad un’alimentazione sregolata o con un eccesso di alimenti fortemente allergizzanti (come ad esempio i pomodori).

In generale però quello che non si deve mai far mancare è l’idratazione costante e continua della pelle del piccolo, oltre ad una sana dose di pazienza (anche da parte nostra perché vi assicuro che Giacomo in fase acuta della malattia è davvero faticoso da sopportare – si lo so, sono una brutta mamma che si lamenta del povero figlio pieno di fastidio, ma a me la lagna in continuo manda in orbita).

Come migliorare l’ambiente in cui vive il bambino?

Come detto sopra, spesso la dermatite atopica cammina per mano ad altre malattie e allergie: per questo è importante prestare attenzione all’ambiente e alla vita che conduce il bambino.

Ecco alcuni suggerimenti:

  • evitare di mettere ovunque tappeti e nella loro cameretta sono banditi i peluche, che possono diventare ricettacolo di polvere e acari;
  • per quanto riguarda i vestiti, preferite sempre le fibre di origine naturale a contatto con la pelle, come cotone e lino;
  • evitare di fare il bagno o la doccia tutti i giorni, perché la pelle affetta da dermatite atopica non va lavata spesso, pena una “disidratazione” maggiore, e non tenete mai temperature eccessivamente elevate dell’acqua. Preferite sempre saponi a base oleosa per la detersione della pelle. Dopo il bagno o la doccia, la pelle va sempre idratata con crema o oli adatti;
  • la piscina non è consigliata nella fase acuta della malattia. In fase cronica, il bambino può frequentare la piscina purché vengano applicate specifiche creme prima e dopo l’immersione in acqua.