Confessioni di una madre imperfetta

spiaggia con bambini

Sarà capitato anche a voi: prima di diventare madre, sapevate già come avreste impostato buona parte del vostro lavoro genitoriale.

E magari siete anche riuscite a mantenere qualche buon proposito con il primo figlio. Per poi mandare tutto a rotoli con l’arrivo del secondo. E il terzo? Vive in anarchia, inutile negarlo.

E’ ora di aprire almeno parte del mio vaso di Pandora, per liberarmi dei miei scheletri. Pronti?

  • con il primo figlio di allattamento non ci avevo capito un tubo, direi che l’ho affamato per buona parte del tempo. Ma ho recuperato con il secondo: non ho mai lesinato la tetta fin oltre i due anni. La terza? Sa prenderselo ormai da sola il latte e giuro che mai ha pianto per fame (ma perché si era ingolfata, questo si, è una donnina senza il senso della misura);
  • per Nicolò i cartoni sono stati un miraggio fino ai due anni e mezzo. L’altro, quando aveva meno di due anni, nel suo vocabolario annovera già: peppapì (peppa pig), papato (paw patrol) e macia-osso (masha e orso). La piccola non li guarda per scelta, almeno per ora, ma non posso certo chiuderla in cantina quando li faccio vedere agli altri due, no?
  • con il primo figlio ho fatto uno svezzamento seguendo un ordine quasi marziale di introduzione di cibi e variazioni delle consistenza. Il secondo è venuto grande con un metodo caotico e casuale l’autosvezzamento, alla terza ho lasciato direttamente un conto aperto al ristorante dietro casa (scherzo!);

nicolò

  • ho lasciato Nicolò da solo in camera per più di un anno e non ne ho voluto sapere di portarlo nel letto con noi: “l’autonomia si impara fin da piccoli!“. Quando non ce l’ho più fatta a gestire 10 risvegli notturni e svariate ore accasciata a terra, mentre con una mano lo accarezzavo per farlo addormentare, me lo sono portato in camera con noi. E abbiamo cominciato tutti a dormire (per i sotenitori del “così lo vizi”: è tornato nella cameretta per i fatti suoi, quando lo ha chiesto), gli altri due dormono un po’ nel lettino e un po’ nel lettone, a sentimento;
  • ridevo delle mamme che mi dicevano: “se ne hai uno riesci a tracciare una strada, se ne hai due, il secondo brucia tutte le tappe“. Tzé. Naturalmente avevano ragione loro;
  • nella seconda gravidanza il concetto di “benessere della futura madre” è stato sostituito con “rincorri quello li che se no si ammazza e fa niente se fai fatica“. La terza gravidanza ha vissuto in autogestione totale, meno male che il nostro corpo è una macchina perfetta;
  • quando non so più che pesci prendere e mi sento così arrabbiata che potrei scoppiare, li metto in castigo per un po’, almeno finchè non l’ho smaltita un po’. Per quanto ci provi, e sappia che è inutile, rimango per parecchio rancorosa nei loro confronti;
  • nonostante abbia detto più volte, da ragazzina ma anche da adulta: “io non sarò un genitore così!“, lo sono stata più e più volte (e la cosa peggiore e che certe volte.. avevano ragione loro, i miei genitori!);
  • non credevo si potesse ridere così tanto per certe cretinate che faccio con i miei figli;
  • quando li guardo, a volte mi scoppia il cuore. Non credevo si potesse provare tutto quell’amore in una volta sola (sopratutto quando dormono tutti e io riesco a ritagliarmi un paio d’ore per leggere – scherzo! ma non troppo!);
  • mi piace allontanarmi da loro per sentirne la nostalgia, solo così riesco ad apprezzarli veramente, di nuovo.

gina barilla blog

Mi raccontate almeno uno dei vostri scheletri?