Fare il Cammino di Santiago con i bimbi

Da quando sono diventata genitore, faccio fatica ad organizzare le vacanze all’ultimo minuto. Ho ancora una certa quota di improvvisazione, tipica delle vacanze e due, ma non riesco più ad accogliere serenamente gli imprevisti.

Così, quando ho conosciuto Cinzia, reduce dal Cammino di Santiago, fatto in bici insieme a suo marito Pasqualino, e ai suoi due bimbi, Noemi, di tre anni e Martino di un anno, non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di scoprire il più possibile di questa meravigliosa e incredibile vacanza.

Come è nata l’idea di fare il Cammino di Santiago in bici?

L’idea è nata quasi per caso, stavamo parlando con amici di mete possibili per le vacanze ed è venuto fuori il cammino di Santiago. Era un piccolo sogno nel cassetto che io e mio marito custodivamo fin dalle nozze, e da quella sera non è più uscito dalle nostre teste. Ne abbiamo parlato a lungo e abbiamo capito che eravamo finalmente pronti per affrontarlo!

Siamo stati via in totale per tre settimane. La prima tappa, sino a Saragozza, l’abbiamo fatta con l’aereo, il carico dei materiali era troppo per starci in auto. La prima difficoltà è stata più che altro logistica: oltre e noi e i bambini, abbiamo imbarcato due bici e un carretto a due posti. Da Saragozza abbiamo proseguito (non senza fatica, spostare tutto il materiale non è stato uno scherzo!) con un bus di linea e poi con il treno fino a Pamplona. Qui abbiamo montato la nostra attrezzatura e siamo partiti. La nostra unica certezza era il volo di ritorno, tre settimane più tardi, in partenza da Vigo. Come avremmo fatto a raggiungerlo e anche come avremmo imballato di nuovo tutto il materiale non lo sapevamo. Ci siamo letteralmente affidati al cammino: avevamo le nostre credenziali una per ognuno di noi e abbiamo comprato la nostra conchiglia orgogliosi di poterla legare al nostro carretto.

santiago

E’ servita una preparazione fisica particolare?

Mio marito è una di quelle persone che non riesce mai a stare fermo: si appassiona a mille sport e li prova tutti, quindi lui era abbastanza allenato. Il carico maggiore era sulle sue gambe: era lui, infatti, quello che portava i bambini agganciati alla bici con un carretto.

Io sono una mamma attiva ma non pratico nessuno sport. Faccio yoga una volta alla settimana e avevo percorso poco più di 100 Km di bici prima di partire. Alla mia bici erano attaccate tre sacche con i cambi per tutta la famiglia, meno peso di quello che trasportava mio marito, ma comunque un bel carico.

La noia del viaggio è tipica di ogni bambino, come hai affrontato quella dei tuoi bambini?

Spesso, durante il cammino, sulle strade più ripide o sui lunghissimi e infiniti sentieri, mi chiedevo come i nostri cuccioli stavano affrontando questo viaggio. Noi parlavamo e loro erano all’ interno del carretto, con in mano una piuma trovata lungo la strada, qualche fiorellino, una pigna, a volte un biscotto o un pezzo di pane e niente di più.. insomma.. loro erano li con noi e sentivano i nostri discorsi, il rumore del vento, delle ruote che saltellavano sui sassolini, tutto lì: eppure quel niente è bastato!

E quando non bastava, Noemi cantava una canzone per il suo fratellino, e anche quando la canzone non era più sufficiente, allora ci fermavano, facevamo una pausa tetta, due coccole, si camminava un pochino e poi si ritornava ai propri posti e si ripartiva. Questo per 4/5 ore al giorno: quando ci sentivamo troppo stanchi, cercavamo una sistemazione per la notte e andavamo a visitare il paese che ci avrebbe ospitati. Abbiamo dormito ovunque, per terra su materassi, in camerate da 20 persone, in camere singole.. non importava dove eravamo, bastava esserci, rilassarsi e ripartire il giorno dopo carichi e rigenerati.

In questa vacanza nessuno ha mai guardato la televisione, ma devo dire che nessuno di noi ha mai avuto il tempo di annoiarsi: dopo il viaggio, c’erano da conoscere nuovi luoghi, fare la spesa, lavare e stendere i panni, a volte cucinare.. tutte le attività hanno coinvolto sempre tutta la famiglia, bimbi compresi!

Quindi la noia.. semplicemente non è mai partita con noi per questa avventura!

Ho capito che quando non hai niente, puoi avere tutto: la natura è il miglior parco giochi che esiste al mondo, non avere certezze aggiunge quel pizzico di adrenalina e non avere aspettative rende tutto perfetto!

Ci siamo sempre sentiti al riparo, lo spirito del cammino è stato accogliente, solidale, sicuro e ci ha accompagnati fino a casa.

gina barilla

Questione bagaglio: come farci stare tutto in poco spazio?

Avevo progettato di portare due cambi per tipo (ad es. due magliette, due canottiere, due pantaloncini, due felpe, considerando sia il clima più caldo che quello più freddo), una corda, delle mollette, un sapone per lavare sia gli abiti che noi, due kit per eventuali forature, un marsupio per il piccolo e poco altro. Non ho subito realizzato che nel conteggio totale andassero aggiunti anche gli abiti che avevamo indosso e quelli di ricambio, in caso di emergenza, che avevo nello zaino del bagaglio a mano.

In realtà la domanda mi ha aperto una riflessione più ampia: in viaggio, come nella vita, fatichiamo ad essere essenziali. È vero che durante la strada possiamo liberarci del superfluo, ma sarebbe ottimale viaggiare leggeri già dalla partenza, in tutti i sensi. In questo viaggio ho capito una cosa importante: la perfezione si ottiene per sottrazione. Perciò, se si è in dubbio se portare o meno una cosa.. beh, la risposta giusta è sicuramente quella di lasciarla a casa! Sono certa che non servirà!

Come vi siete organizzati con il cibo?

L’unico che in qualche modo ci avrebbe potuto creare qualche difficoltà era Martino, che ama mangiare ancora le pappe (ovviamente sono seconde al mio latte, di cui è ghiotto!). Da casa siamo partiti con una farina istantanea e nulla più, mi sono detta che in qualche modo una soluzione l’avremmo trovata.

I primi giorni sono stati caratterizzati da piccoli assaggi di quello che mangiavamo noi e molto latte. Poi ho trovato del brodo confezionato a cui aggiungevo la farina instantanea e anche delle pappe pronte che Martino ha molto apprezzato. Così, quello che all’inizio sembrava la difficoltà maggiore, è stata brillantemente risolta con poco.

Noi e Noemi invece mangiamo di tutto, e insieme ci siamo divertiti ad assaggiare un sacco di gusti e consistenze nuove!

Come per ogni avventura, ci vuole un pizzico di flessibilità e coraggio.. e poi i negozietti che abbiamo trovato lungo la strada sono sempre stati ben forniti.

intervista blog

Cosa vi ha portato, questa esperienza, come famiglia?

A essere uniti più che mai. A riscoprire la parola solidarietà e a non avere paura di chi incontri: non è un estraneo, è solo una persona che non hai ancora conosciuto. Oltre a scoprirci più essenziali e flessibili.

Qual è stato il momento più bello?

E’ davvero difficile rispondere, ogni momento va ricordato come unico, speciale ed indimenticabile. Ogni giorno ci ha insegnato qualcosa: ogni singola conquista, ogni piccolo sorriso, i momenti di sconforto, la febbre di Noemi, i pianti di Martino, le canzoni inventate al momento, le persone che ci hanno aiutato, quelle che abbiamo aiutato noi, paesaggi e luoghi inaspettati.

Difficile scegliere, anche le cose che apparentemente possono sembrare più faticose, hanno lasciato un segno positivo.

La cosa che piu mi ha meravigliato è stato ricevere aiuto quando cercavamo le scatole per imballare le bici a Vigo: ho lanciato una richiesta di aiuto su un gruppo Facebook dedicato e, in pochissime ore, una ragazza che vive in italia ha contattato una serie di amici di Vigo. Il giorno dopo si presenta da noi Javier che ci indirizza ad una associazione che si occupa di ragazzi disabili, tra le varie attività che svolgono c’è anche quella di accompagnare questi ragazzi sul cammino di Santiago. Li abbiamo contattati e il giorno dopo non solo ci hanno regalato gli scatoloni, ma ce li hanno portati fino all’albergo, davvero delle persone straordinarie.

Qual è stato il momento più difficile?

Non ho dubbi: la partenza! Sia per via del carico, che della fatica nel trasportarlo in giro negli scatoloni.

Poi ovviamente, ci sono stati altri momenti difficili, come gestire la nostra stanchezza, associata a momenti di crisi dei bambini.

intervista

Cosa vi ha spinto ad intraprendere un viaggio cosi impegnativo?

E’ una domanda che mi sono fatta più volte, ma a cui non so, ad oggi, dare una risposta. Forse ci vuole ancora del tempo per capire cosa ci ha spinto a partire, le emozioni son ancora tutte in fermento e non riusciamo a vedere oltre ad esse. Quando si sedimenteranno sono sicura che troveremo la risposta.

Per ora posso solo dire che abbiamo seguito il nostro istinto e, senza troppe domande e dubbi, siamo partiti.

Quali sono stati i punti di forza di questo viaggio?

Il nostro maggiore punto di forza, come coppia, è la flessibilità: ci adattiamo ad ogni situazione e ci piacciono moltissimo gli imprevisti. Odiamo organizzare le vacanze, ci piace viverle al momento e questo viaggio ci sembrava vicino al nostro modo di essere e sicuro anche per i nostri bambini. Sapevamo che ogni 10-15 km al massimo c’era un posto per dormire e mangiare. Sapevamo che in qualsiasi momento potevamo lasciare il cammino prendere un treno e arrivare all’ospedale più vicino o tornare a casa. Sapevamo che sul cammino avremmo incontrato qualcosa di più che semplici persone e tutto questo è bastato per avere la certezza di poter iniziare il cammino in quattro.

santiago

E quelli di debolezza?

Siamo esseri umani, ci arrabbiamo come tutti. Quando la stanchezza è a livelli incontrollabili e desideri avere un momento di sfogo tutto per te – anche solo una mezza giornata per pensare solo a te stesso – prima devi comunque e sempre mettere davanti i bisogni dei tuoi bambini. Loro sono quelli più sensibili, sentono tutto, anche quando stai per sclerare e ti senti debole, lasci uscire il tuo lato umano e non c è filtro che tiene. A noi, come è mancato sentirci soli!