Il parchetto provoca ansia

andare al parco giochi 

A voi non succede di andare al parco giochi con l’animo sereno e di tornare a casa ai limiti dell’attacco di panico?
A me, certe volte si.

Ma non perché uno dei miei figli abbia sperimentato nuovi e più spettacolari modi per mettere fine alla sua breve vita o quanto meno ferirla in modo significativo.

Nemmeno per le numerose zanzare che hanno tentato di dissanguarci tra un giro sullo scivolo e un su e giù per quella giostra senza nome, che va appunto su e giù, e che noi chiamiamo affettuosamente “din-do-lon”. O per il centomilionesimo giro sulla giostra che gira e da cui puntualmente scendono bianchi come cadaveri biascicando e piagnucolando perché hanno la nausea.

O per i moschini carnivori che ci hanno attaccato nella mezz’ora precedente all’assalto delle zanzare (che poi, siamo ad ottobre, ancora con le zanzare e i moschini? Non si estinguono mai?).

bimbi al parco

Noo, l’ansia te la provocano gli indiretti frequentatori del parco: i nonni e le altre mamme.

Ti sale su pian piano, inizia quando le tue orecchie intercettano un: “Mariolina, non correre che hai su le scarpe che non vanno bene per questo terreno. Gioca pure ma fai giochi tranquilli. No, questo non va bene, più tranquilli i giochi, eh?”. Mia cara nonna, di chi è la colpa se Mariolina, di anni 3, ha su le scarpe sbagliate? E se anche corre con le scarpe sbagliate, che mai le potrà succedere? Che cada? Mio figlio, con le scarpe giuste, cade tutti i giorni e più volte al giorno, ma sopravvive ogni volta, giuro (mentre non posso dire lo stesso dei pantaloni che indossa, che buca un giorno si e l’altro pure).

E quando pensi che tutto sommato puoi tenerla a bada, senti un: “Gesualda, (che ha appena preso possesso di un gioco) fai giocare un po’ anche l’altro bimbo adesso, eh? Tu ci hai già giocato abbastanza (forse 5 secondi, massimo 6)“. Povera Gesualda, è più il tempo che la vedo guardare gli altri bimbi giocare, mentre il nonno la tiene salda per mano, che quello che effettivamente riesce a giocare. Per buona pace del nonno però, lei torna a casa linda come quando è arrivata, mentre io mi porto a casa tre straccetti sporchi, sudati e paonazzi (ma che si sono divertiti un casino).

Naturalmente non mancano i classici evergreen: “guarda dove cammini se no cadi” (che poi porta pure sfiga, alla fine, secondo me), “dondolati piano”, “spingi la giostra più lentamente se no gli altri bimbi stanno male”, “corri lentamente” e l’immancabile “non sudare se no ti ammali”.

parco giochi

Insomma, fosse per gli adulti, il parco giochi sarebbe da vivere in slow motion.

Così, più passano i minuti, più mi sento un genitore degenere perché non dico nulla ai miei figli, se non quando strettamente necessario, cerco di lasciarli giocare e sperimentare, li lascio correre alla velocità che preferiscono e tutt’al più li rimetto in piedi e li pulisco se cadono, sedo le risse che li coinvolgono per il possesso di un gioco, ma solo se uno dei miei è palesemente in torto (che poi, a dirla tutta, quello dall’animo più rissoso ora è cresciuto e non serve nemmeno più ilio intervento). Insomma, lascio che se la cavino un po’ per i fatti loro, cosa che gli riesce anche piuttosto bene visto il caratterino che tutti e tre manifestano,  di sicura eredità paterna.

Ma sono quasi l’unica. Solo qualche genitore straniero fa lo stesso, la mamma (o i nonni) italiani proprio non ce la fanno a non intromettersi. E a me sale l’ansia.